Dal taccuino di un prof arrabbiato

di Tuggia Riccardo

Uno sfogo amaro
Dopo mesi di didattica a distanza (o integrata) cosa abbiamo appreso?
• la cultura è una cosa seria;
• la socialità conta più di profitti, debiti e crediti;
• la motivazione cambia nei contesti diversi;
• ciascuno vive le crisi in modo diverso;
• internet è uno strumento utile, oggi indispensabile, ma non una religione e il “cosa dire” è più importante delle piattaforme;
• l’approfondimento personale e la ricerca non possono essere paragonati con la ripetizione a memoria e con la valutazione predatoria;
• la didattica a distanza è diversa da quella in presenza;
• non è questione di asticelle e meritocrazia adattate ai propri interessi personali o di classe sociale o professionale;
• la cultura si trasmette o si assume per passione e non per adempimento;
• genitori, insegnanti e ragazzi sono sulla stessa barca e non in una guerra di confine;
• le procedure in ogni ambito lavorativo sono contro natura se spingono alla passività dell’esecuzione di modelli;
• l’avventura del pensiero continua sempre e comunque.

L’endemica scuola…
Appunti critici dal fronte I ministeriali, l’Invalsi e la qualità (sulle cose didattiche e non sul noleggio di un pullman o l’acquisto di un fotocopiatore) hanno distrutto la scuola. Mi soffermo sul primo elemento: i ministeriali. Burocrati che parlano come un verbale della Guardia di finanza. Dopo trentuno anni di docenza, decenni di formatore e come pedagogista sono indignato. Adulti che insegnano da anni che ascoltano articoli e commi, tecnici ispettori, norme, decreti, direzioni ordinamentali e tabelle del nulla. Siamo in mano a persone che nell’ipotesi migliore non insegnano da dieci anni… Altri non hanno mai insegnato. Hanno cambiato quattro volte l’esame di Stato in quattro anni con giravolte spaziali: buste a sorte, tracce, materiali, proposte per il colloquio che devono favorire il dialogo con lo studente ma che non partono dallo studente perché devono essere decisi prima, all’inizio della mattinata. Enfatizzano le griglie discutendo sui mezzi punti, ma il presidente (o esterno) che arriva spesso le cambia. Hanno tolto la tesina che, per quanto talvolta copiata, era l’unica cosa che serviva alle superiori: aiutare gli studenti a fare un percorso multidisciplinare con un rapporto uno a uno di ricerca comune e di creatività. «La griglia deve essere in ventesimi ma tradotta in decimi e solo dopo… Arrotondamento a valle» (ma quando le pensano queste enormi innovazioni?). La riforma Berlinguer che promuoveva l’autonomia è stata abortita subito, in favore della standardizzazione più totale. La formazione dei docenti, giusta e sacrosanta, è un pallone gonfiato: corsi che vengono comunicati due giorni prima della scadenza, ultimamente anche obbligatori e con esiti patetici come sul sostegno, sono gestiti come aria fritta da ministeriali. L’alternativa è farli fuori, all’esterno, ma con costo per il docente e per le scuole. La stessa educazione civica ha fatto la stessa fine: intuizione meravigliosa che diventa fraseologia in dieci pagine nell’UDA (Unità Didattica di Apprendimento). E i docenti (e dirigenti) a dover obbedire ed eseguire ogni barocca pseudo-novità normativo-invasiva-destrutturante, tranne le cose serie: che la scuola è per competenze e non per conoscenze, che i media sono un aiuto e non sono un ostacolo, che l’orario scolastico e la struttura di tutta la scuola vanno cambiati perché non siamo più in un modello industriale in cui si timbra il cartellino. Ogni anno centinaia di migliaia di docenti sono appesi all’aleatorio di queste menti, lontane dalla realtà culturale e da ragazzi e famiglie vere. E chi non sa insegnare resta stabile e intoccabile. Ciò che conta è la cultura e l’aula. Tutto il resto sono parole vuote, senza alcuna incidenza sulla didattica.

Riccardo Tuggia

docente e formatore, Rovigo


Riccardo Tuggia docente e formatore, Rovigo